CONTRO OGNI REPRESSIONE!!!
Questo tema accomuna un po' tutte le curve e i tifosi d'Italia. C'è purtroppo la propensione a definire e criminalizzare il tifoso in quanto tale. Si arresta il tifoso, si diffida il tifoso, si usa il tifoso, perché no? Troppo facile commentare le belle coreografie, gli striscioni ironici, i sani sfottò, i cori e gli incitamenti da dodicesimo uomo in campo e poi, al primo parapiglia, si mette in moto la macchina repressiva che va da spettacolari interventi delle forze dell'ordine fino agli altrettanto spettacolari articoli e servizi che vanno in onda sui vari giornali e telegiornali. Come mai durante i parapiglia in parlamento, o in discoteca, o per la strada, le forze dell'ordine non intervengono e non manganellano o sparano lacrimogeni ad altezza uomo? Siamo forse persone meno importanti allo stadio? Cittadini di serie B? Purtroppo è quello che accade spesso e non volentieri. Il tifoso è sempre considerato un "essere inferiore", merce da giornalismo spicciolo. Non ce l'abbiamo specificatamente con nessuno in particolare (tutti possono sbagliare), ma in generale con il sistema. Quel sistema che spesso condanna senza prove e criminalizza persone e movimenti che secondo noi sono parte integrante del calcio. Certamente la presenza delle forze dell’ordine allo stadio funziona come deterrente per azioni di stupida e ingiustificata violenza, ma spesso una militarizzazione eccessiva degli stadi ha contribuito a creare maggiori e inutili tensioni. Invece di varare l’ennesima legge repressiva, non sarebbe stato più utile apportare alcuni correttivi e miglioramenti alle vecchie leggi e affiancarli a misure alternative, misure non coercitive, ma di carattere sociale? Insomma, forse sarebbe stato opportuno considerare, prima di affrontare il problema di una legge contro la violenza negli stadi, il popolo delle curve non solo come un problema di ordine pubblico, ma anche come un’aggregazione sociale, e cominciare ad adottare misure di intervento nelle comunità del tifo non volte a reprimere e controllare, ma capaci di valorizzare le energie positive presenti in questo mondo e di lavorare sulla mediazione dei conflitti (come è ormai consuetudine fare in altri ambiti del sociale).
